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SARAJEVO

Scheda artistica
Sarajevo è una storia che scava nella materia fragile della famiglia, interrogando il rapporto tra memoria privata e trauma collettivo. Tre fratelli si ritrovano dopo un periodo di distanza forzata. Tra loro si muovono silenzi, rancori stratificati, parole trattenute troppo a lungo.
L’ombra che incombe sull’intera vicenda è quella della madre, fotografa di guerra, figura assente eppure ossessivamente presente. Sarajevo non è solo un luogo geografico, ma il nome di una ferita: il punto in cui lo sguardo della donna si è spezzato, il momento in cui la testimonianza del dolore altrui ha finito per distruggere l’equilibrio familiare. Le immagini scattate durante il conflitto – mai mostrate in scena, ma continuamente evocate – diventano il simbolo di una memoria che non trova pace e che si riversa, in modo distruttivo, sui figli.
I tre fratelli reagiscono in modo diverso a questo passato comune. Ognuno ha costruito una propria strategia di sopravvivenza: la fuga, la rimozione, il cinismo, l’illusione di una normalità possibile. Ma il ritorno nello stesso luogo, la panchina di un parco pubblico li costringe a fare i conti con ciò che è rimasto irrisolto. Le loro identità appaiono fratturate, incomplete, segnate da una responsabilità che nessuno ha scelto ma che tutti portano addosso.
La scrittura procede per scarti, confronti frontali e improvvise sospensioni. Il dialogo non è mai conciliatorio: è un campo di battaglia in cui emergono accuse, richieste d’amore, tentativi disperati di riconoscimento. Il conflitto familiare diventa così una metafora più ampia: la difficoltà di ereditare una storia di violenza senza esserne annientati, l’impossibilità di restare neutrali di fronte al dolore.
In Sarajevo la guerra non è raccontata, ma risuona costantemente nei corpi e nelle parole dei personaggi. È una guerra interiorizzata, trasmessa come un lascito tossico, che mette in discussione il concetto stesso di appartenenza: si può essere figli senza accettare il peso della colpa? Si può amare senza condividere la memoria?
Sullo sfondo di una guerra etnica che ha lasciato ferite indelebili, ci sono nuove vittime che cercano posto a Sarajevo.
Che cos’è una famiglia? Occorre avere lo stesso sangue per definirsi fratelli?
Una storia sul valore della propria identità, sull’idea di chi siamo e di chi vorremmo essere.
La guerra lascia segni incancellabili nelle vite delle persone, anche quado è passato tempo, anche se sei sopravvissuto o sei scappato lontano. C’è una guerra fuori di te e una guerra di sentimenti che è dentro di te. Nel cuore dei tre fratelli.
Teatro
con Giovanna Sannino, Francesco Ferrante, Roberto Caccioppoli
scritto da Biagio Di Carlo e Mario Gelardi
regia di Mario Gelardi
Data
Venerdì 11 dicembre 2026
Ore 20.30
Luogo
Teatro Mulino Pacifico. Via Appio Claudio 17 (BN)